Notte fonda, la terra d’Abruzzo trema… quasi 300 i morti, migliaia di feriti, decine di migliaia gli sfollati…
Nella mattina del 6 Aprile un le agenzie fanno rimbalzare una notizia apparsa su molti quotidiani già cinque giorni pima: “«Prevedo un terremoto». E un ricercatore scatena la psicosi tra l’Aquila e Sulmona” (così il Corriere della Sera sul suo sito il 1° aprile u.s.). Il presunto “veggente” è tale Giampaolo Giuliani, tecnico che fa ricerca nei Laboratori nazionali del Gran Sasso e che da anni sostiene di aver elaborato un metodo in grado di prevedere l’arrivo degli eventi sismici. Inutile dire che ridda di polemiche abbia scatenato tale “profezia” circa la prevedibilità o meno dei terremoti.
Non entro nel merito di polemiche becere che hanno matrice politica e fini ancor più politici…
Mi soffermo invece sul significato che, parlando di terremoti, possa assumere l’espressione “previsione di un terremoto”. Cerchiamo di metterci un attimo d’accordo almeno su questo…
Almeno tre sono le accezioni che questa espressione può assumere; c’è, da una parte, chi usa quest’espressione cercando e volendo prevedere con esattezza giorno, ora, minuto, secondo, luogo (al cm) di quando si verificherà il sisma. Allo stato attuale, e lo dico da profano “informato”, non è realizzabile, e non ci sono ricerche in atto in tal senso; c’è, dall’altra parte, chi, più modestamente, cerca quelli che possono essere segni premonitori generici di un evento sismico (scosse di avvertimento, l’inclinazione o il rigonfiamento della superficie del terreno, le variazioni del livello dell’acqua nei pozzi etc etc…) . Un esempio in tal senso è dato dallo stesso Giuliani che, peraltro, percorre una pista (la teoria del Radon quale precursore di terremoti) già battuta da diversi decenni con pochissimi risultati.
C’è chi, infine, crea annualmente delle mappe del rischio sismico come quella qui a lato (fonte: http://zonesismiche.mi.ingv.it/ ). Tali mappe non prevedono, ma dicono con certezza quali sono le aree in cui c’è “sempre” – da secoli oserei dire – il rischio concreto di terremoto. Queste mappe dovrebbero, e sottolineo dovrebbero, guidare l’operato di politici e costruttori, per costruire determinati manufatti in determinati posti… Ma dicevo “dovrebbero”, perché all’ultimo gruppo appartiene pure chi (purtroppo per le centinaia di vittime dei terremoti del passato del presente e -speriamo di no- del futuro) di tali mappe se ne infischia!
Mi riferisco a quei costruttori e a quei politici – ed ecco qui l’ennesimo scandalo italiano – che hanno tirato su strutture come la Casa dello Studente de l’Aquila o altri palazzi del centro moderno della città crollati per una scossa che, in Giappone o in California, avrebbe, al più, tirato giù qualche insegna…
Credo che la ricostruzione dei “muri” – con o senza new town – sia urgente, che quella delle “anime” lo sia ancor di più; ma credo fermamente che si avrà vera ricostruzione, solo quando questo paese riuscirà a ricostruire una classe di amministratori che non abbia come unico fine il profitto, ma guardi oltre la punta del suo naso ed abbia come fine il bene comune…
Vi lascio con un pensiero espresso dal filosofo e pensatore svizzero Jean-Jacques Rousseau all’indomani del terribile terremoto di Lisbona del 1755:
“Dopotutto, non è la natura che ha ammucchiato là ventimila case di sei-sette piani”
A cura di Mario Indelicato