15 Marzo 2009 ore 21 circa RaiTre
«Per la felicità di tutti voi che sentivate la nostra mancanza, buonasera…» con queste parole, e con il volto sorridente la giornalista Rai Milena Gabanelli saluta l’affezionatissimo pubblico di Report dando il via alla ormai celeberrima prima puntata dell’edizione 2009 della nota trasmissione d’inchiesta.
Titolo: i Vicerè;
Argomento “l’Insuperabile Barocco di Catania”……
21 Marzo 2009 ore 13.30 RaiUno
Francesco Giorgino, giornalista di RaiUno legge: «Il direttore ed editore del quotidiano “La Sicilia” di Catania, Mario Ciancio Sanfilippo, ha dato mandato ai propri legali di querelare la Rai per il contenuto diffamatorio derivante dalla trasmissione Report andata in onda il 15 marzo scorso su RaiTre. Nella querela è chiesto un risarcimento per danni di 10 milioni di euro da destinare in beneficenza».
Si tratta di una notizia strana. Non falsa, ma strana. Per due ragioni.
- Anzitutto, dalle parole dello speaker Rai sembra esser dato per scontato che il programma trasmesso dalla stessa azienda per cui lavora abbia avuto «un contenuto diffamatorio». Se una simile gaffe a favore del querelante avesse riguardato una qualsiasi altra causa, si sarebbe anche potuto trattare di una veniale distrazione. Ma chi ha letto la notizia è la Rai, dunque l’azienda “querelata”. Possibile che un editore rinunci a tutelare i suoi interessi, al punto che i suoi stessi giornalisti possano dare per scontata la sua colpevolezza? Inoltre, già nella tarda mattinata di sabato, alle 13.10 circa, prima, dunque, che andasse in onda il Tg1, l’Ansa nazionale ha diramato una rettifica al lancio originariamente confezionato dalla redazione catanese.
- La seconda stranezza sta proprio nel termine “querela”. “Querelare” infatti, significa denunciare qualcuno alla magistratura penale, per un reato non perseguibile d’ufficio. Si aprirà un processo. In un processo (penale) del genere l’accusa è sostenuta dal Pubblico Ministero, cioè un magistrato il cui compito istituzionale non è fare gli interessi del querelante, ma “cercare la verità”. Potrebbe anche accadere che il Pm si convinca che il giornalista abbia ragione e ne chieda l’assoluzione. Se, a processo cominciato, chi presenta la querela ci ripensa e vuol tornare indietro – tecnicamente si chiama “remissione” – non può farlo senza il consenso del giornalista querelato; e se quest’ultimo pretende ormai di essere processato – per esempio, perché è convinto di poter vincere – il querelante non potrà impedirlo e dovrà affrontare il rischio di una sconfitta. La querela è dunque il guanto di sfida di un “duello cavalleresco-giudiziario” che si svolge, come tutte le udienze penali, a porte aperte e chiunque può assistervi. Tale tenzone ha come oggetto la verità dei fatti e il corretto esercizio del diritto di cronaca.
Tuttavia il (vice) Rè Ciancio non ha presentato nè annunciato alcuna querela. Il direttore ed editore della Sicilia ha invece annunciato una richiesta di risarcimento in denaro, sia pur precisando che ha l’intenzione di devolverlo in beneficenza. Una causa civile, insomma! Il (vice) Rè lamenta un danno all’immagine e chiede solo che quest’ultimo venga accertato!!! Un processo, quello in sede civile, destinato a protrarsi per un tempo infinito (come tutti i processi civili) e per sua natura tutt’altro che spettacolare (non si è mai vista una causa civile in Tv!), ma anche e soprattutto senza l’intervento di un P.M. tenuto a cercare la verità…
Inoltre, a differenza di quanto ricordato sopra per il processo penale, il procedimento civile è costruito in modo che, in qualsiasi momento, chi ha chiesto il risarcimento possa rinunciare alla causa, senza che occorra il permesso dei giornalisti chiamati in causa.
Cruccio del pio (vice) Rè Ciancio non è, quindi, accertare la verità su quell’ “Insuperabile Barocco” raccontato da Report, ma quantificare in moneta sonante il danno d’immagine subito dal suo giornale e dalla felice Catania “Neoclassica” raccontata quotidianamente sulle pagine della Sicilia, una Catania viva, spensierata e allegra…
A chi scrive resta solo un dubbio, i 10 milioni chiesti da Ciancio finiranno in beneficenza. Ma badi Maestà che 10 milioni sono solo l’1% della beneficenza necessaria a Catania…
A cura di Mario Indelicato